Il metodo leader


Introduzione

Leader rappresenta un approccio sperimentale per lo sviluppo e la valorizzazione delle aree rurali.  Esso infatti è il programma che è intervenuto per la prima volta nelle aree rurali proponendo un approccio allo sviluppo più complesso e intervenendo, soprattutto con azioni immateriali e pilota, sulla realtà sociale ed economica delle aree in questione. Nel corso degli anni l’iniziativa Leader è andata al di là delle sperimentazioni legate all’intervento comunitario  ha messo a punto un metodo di intervento volto a rompere l’isolamento delle aree rurali attraverso un insieme di strumenti che favoriscono lo scambio di idee, di know how e di prassi sperimentate in altri contesti.

 

Lo sviluppo rurale e il Leader

Di fronte alle grandi trasformazioni che caratterizzano gli attuali scenari è inevitabile chiedersi se e in che misura sia ancora possibile per i soggetti pubblici svolgere una efficace azione di orientamento. Le politiche di sviluppo rurale degli anni a venire devono avere un carattere per così dire “forte”, ed è quindi necessario che siano affrontati due aspetti fondamentali: 1)la visione ispiratrice delle politiche; 2)le modalità di implementazione delle politiche di supporto. Soprattutto nei paesi nuovi entranti è evidente il consolidarsi di una tendenza da una parte al consolidamento di un nucleo di grandi aziende in grado di modernizzare le proprie strutture e fare leva sui bassi costi della manodopera e sull’abbondanza di terra, e dall’altra alla perpetuazione di un grande numero di piccole o piccolissime aziende con funzioni in gran parte di sussistenza. Possiamo individuare a tale proposito due visioni alternative; esaminiamole con attenzione. A)La visione neomoderna. Questa visione assegna alla tecnologia il compito di coniugare competitività con sostenibilità: lavorazioni minime, agricoltura di precisione, sistemi di qualità e partnership con i soggetti forti del sistema  agroalimentare, riduzione dei costi della manodopera, economie di scala. In una visione neomoderna, le piccole imprese familiari sono destinate a essere riassorbite in gran parte dalla crescita economica urbana e possono essere beneficiare di aiuti per la fornitura di servizi ambientali. Questa visione, però, presenta alcuni rischi da sottovalutare. Sotto il profilo economico, infatti, non è affatto certo che l’incremento della produttività sia in grado di mantenere i redditi dei produttori. Di fronte ad una competizione basata sostanzialmente sul prezzo, il verificarsi della “forbice dei prezzi” potrebbe riproporsi in maniera drammatica. Sotto il profilo ambientale poi la tendenza allo sfruttamento dei suoli ai limiti degli standard minimi potrebbe minarne la fertilità futura. B)La visione neorurale. Questa visione invece considera l’azienda agraria come parte integrante di un più ampio sistema locale che la sostiene e che è da essa sostenuto. L’azienda agraria quindi contribuisce alla costruzione e al mantenimento del paesaggio, della cultura locale, dei prodotti del territorio; al tempo stesso essa beneficia dell’immagine e della reputazione di cui il territorio gode all’esterno, incorporando il nome e le caratteristiche del territorio nel proprio prodotto. La famiglia agricola, che meglio di tutti può gestire questa tipologia di azienda, è parte di una relazioni che rafforzano il tessuto socio-economico e in particolare alimentano il mercato del lavoro locale, integrano l’assistenza sociale pubblica, generano processi di apprendimento.

 

Le modalità di implementazione delle politiche

Entrambe le visioni che abbiamo appena esaminato hanno cittadinanza nell’intero panorama europeo, ma la prevalenza di una sull’altra nella determinazione degli orientamenti politici e, pertanto, nella distribuzione delle risorse disponibili influenzerà in modo decisivo i prossimi scenari agricoli e rurali. Non è dunque fuori luogo chiedersi in che modo le due visioni possano andare ad alimentare le politiche di sviluppo rurale dei prossimi anni. Tra i risultati più significativi della conferenza di Salisburgo del 2003 vi è stata l’integrazione dell’approccio Leader nei processi di pianificazione. Come recitano le conclusioni della conferenza: “la futura politica deve veicolare il sostegno comunitario alle zone rurali attraverso delle partnership locali basate su un approccio partecipativo dal basso. Occorre lasciare lo spazio all’esplorazione di soluzioni innovative a livello locale”. In altre parole, l’approccio Leader dovrebbe progressivamente immettere nella pianificazione centralizzata la progettualità proveniente dal territorio, consentendo di coordinare le misure previste dal piano intorno a obiettivi precisi. Quale delle due visioni di agricoltura è più coerente con questo indirizzo? L’esperienza passata mostra che la visione neorurale si è andata consolidando proprio grazie alle esperienze maturate in tutta Europa attraverso i programmi Leader. Applicati in aree ad alta concentrazione di agricoltura familiare, essi hanno potuto sperimentare nuovi strumenti di supporto, in grado di favorire appropriate strategie competitive, e di legare i benefici individuali e settoriali a quelli del territorio. È dunque possibile prevedere che la visione neorurale dell’agricoltura sarà premiata dal nuovo corso delle politiche di sviluppo rurale: la necessità di legare il più possibile l’erogazione di risorse alla produzione di beni pubblici, la più facile identificazione delle famiglie agricole come cittadini del territorio rurale e la dimensione collettiva degli interventi renderà le partnership di piano meno sensibili ad argomenti basati sull’efficienza economica misurata direttamente attraverso i volumi di produzione e i fatturati.

 

 

SIMONE RICCI




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