Introduzione
L’iniziativa comunitaria Leader è stata lanciata per la prima volta dalla Commissione Europea nel 1999. Da allora sono passati dieci anni, caratterizzati soprattutto dal susseguirsi di tre iniziative Leader: Leader I, il quale ha coperto il periodo 1991-1993, il Leader II, relativo alla fase programmatoria 1994-1999 e Leader +, che ha invece caratterizzato gli ultimi anni di programmazione. Se la prima fase ha introdotto, in maniera del tutto sperimentale, il suo innovativo metodo di lavoro (approccio allo sviluppo dal basso e integrato) nei territori rurali, la seconda fase ne ha rappresentato la sua diffusione (registrando soprattutto in Italia il raggiungimento di obiettivi importanti); la terza fase, infine, è stata volta a favorire il consolidamento del Leader, sostenendo strategie di sviluppo di elevata qualità, fondate in particolare sul territorio e coerenti con esso.
L’iniziativa Leader
L’avvio di questa iniziativa ha segnato l’apertura di una nuova stagione nel sostegno ai processi di sviluppo delle aree rurali. Il suo carattere pilota e innovativo ha consentito di sperimentare una programmazione endogena dello sviluppo, rimettendo in discussione gli schemi tradizionali di intervento. La sua attuazione, nei fatti, ha mostrato come si possa progettare sul territorio in maniera differenziata, tenendo conto delle esigenze specifiche di ogni area. Nello stesso tempo, essa ha offerto agli attori locali l’opportunità di sperimentare degli approcci nuovi, delle soluzioni organizzative molto più efficaci alle problematiche locali: inoltre, ha dato la possibilità di introdurre innovazioni volte a valorizzare le risorse e i prodotti locali che, altrimenti, rischiavano seriamente di scomparire in maniera definitiva. L’approccio Leader ha contribuito anche a migliorare notevolmente la capacità progettuale a livello locale, permettendo agli attori di accedere con successo ad altre opportunità di finanziamento della Comunità europea e nazionali. Per essere più precisi e dettagliati, la sua attuazione ha contribuito a: 1)far emergere il potenziale, i problemi e le prospettive delle aree rurali nella loro diversità; 2)approfondire le conoscenze sulle modalità di interazione fra le diverse istituzioni che operano su uno stesso territorio (partenariato orizzontale) e fra i diversi livelli istituzionali (partenariato verticale); 3)sperimentare l’approccio multisettoriale, indispensabile per offrire la garanzia di uno sviluppo sostenibile; 4)far emergere, dando loro voce, la pluralità dei gruppi di interesse che vivono ed operano sui territori rurali e che sono parte in causa dei processi di sviluppo; 5)far crescere il capitale sociale locale e migliorare la qualità della vita dei contesti rurali.
I risultati del Leader
Il Leader, dunque, sul piano delle esperienze concrete, ha rappresentato e rappresenta il modello più esplicativo cui ispirarsi per introdurre aspetti innovativi nei processi di pianificazione e programmazione degli interventi nel settore agricolo e rurale, e non solo. I risultati conseguiti in questi anni grazie a questa iniziativa hanno spinto la Commissione Europea a mantenere il suo metodo nel Regolamento sul supporto per lo sviluppo rurale per il prossimo periodo di programmazione (si arriva fino al 2013). A differenza del passato, però, è prevista la piena inclusione del Leader nella programmazione generale degli interventi nel settore agricolo e rurale. Secondo la Commissione, quindi, il Leader deve abbandonare il suo carattere sperimentale e pilota per entrare a pieno titolo nella programmazione dei piani di sviluppo rurale. Indicando il metodo Leader come uno degli strumenti messi a disposizione delle autorità di gestione per conseguire i tre nuovi obiettivi previsti dalla prossima fase di programmazione, si è voluto di fatto imprimere un forte impulso al processo di “mainstream”, conferendo allo stesso carattere pragmatico e operativo. L’inclusione del metodo Leader nella gestione ordinaria degli interventi di sviluppo rurale rappresenta una grossa conquista per chi da anni ha investito su questo metodo. L’averlo previsto nella futura programmazione, però, non è sufficiente. Perché si massimizzi l’impatto positivo del suo utilizzo è necessario chiarire alcune questioni di rilevante importanza, legate alla sua applicazione, approfondendo le possibili implicazioni per il nostro paese. È proprio a tal fine che il Ministero delle Politiche Agricole ha concertato all’interno delle attività legate alla futura programmazione una riflessione a livello nazionale che vede coinvolti i principali soggetti interessati (regioni, operatori rurali, associazioni di categoria…). Possiamo evidenziare i punti più importanti in questo senso: a)la definizione di un’asse ad hoc per inserire il Leader nella programmazione ordinaria dello sviluppo rurale; b)la definizione di una soglia minima di dotazione finanziaria per l’implementazione del metodo Leader; c)la presenza di una riserva di performance (3%) specifica per l’approccio Leader; d)il mantenimento delle caratteristiche costitutive essenziali del metodo; e)la gestione decentrata delle risorse necessarie per realizzare la strategia locale di sviluppo; f)la copertura dei costi di funzionamento dei partenariati locali; g)la realizzazione di strategie locali di sviluppo, attingendo al menu delle misure ammesse al finanziamento in ciascuno dei tre assi; h)la possibilità di utilizzare per gli interventi Leader un tasso di cofinanziamento più elevato di quello utilizzabile di norma per gli interventi ricadenti negli assi I e III (5% in più di quello minimo).
SIMONE RICCI





