Gli Usa puntano il petrolio “off shore”

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Scritto da: Antonio Tirm - Categoria: Economia

Nonostante l’ intenzione di puntare forte sulle energie rinnovabili Barack Obama ha recentemente dichiarato ha annunciato di voler potenziare l’ estrazione petrolifera “off shore” , soprattutto nelle zone costiere dell’ Alaska e nel golfo del Messico.

Tale iniziativa, potrebbe anche essere letta in funzione sia delle pressioni da parte dei cittadini di diminuire il costo dei carburanti, sia dell’ insistenza da parte delle aziende petrolifere di aumentare la produzione petrolifera. Tutti questi temi hanno naturalmente degli effetti che potrebbero influire sulla rielezione del presidente Usa, prevista per l’ anno prossimo. Sono tuttavia in molti ad avere ancora sotto gli occhi le immagini della perdita della piattaforma Deepwater horizont, che nel golfo del messico ha sparso oltre 4,5 milioni di barili di petrolio, e pertanto occorre rassicurare tutti gli attori che le nuove tecnologie sono sicure e che visto l’ esaurirsi delle riserve petrolifere occorre trovare nuove soluzioni.

La posta in gioco è molto alta visto che nei vari giacimenti petroliferi sparsi nelle profondità oceaniche dovrebbero essere stipati non meno di 400 miliardi di barili. Una manna per tutti gli stati , visto anche il tenore di vita americano e la crescita a due cifre dei paesi in via di sviluppo. Visti tali numeri sono in molti a pensare che alla fine le industrie petrolifere la spunteranno ed otterranno il benestare per poter operare anche nelle profondità oceaniche. Già adesso le tecnologie sono in grado di estrarre sino a 3000 metri sotto il livello dell’ acqua, e la tecnologia cresce in maniera esponenziale.

Entro due anni sarà infatti possibile trivellare a 4000 metri di profondità. I tesori sono concentrati nelle regioni costiere americane , manche in angola ( almeno 20 miliardi di barili di petrolio ) e lungo le coste brasiliane ( il governo si è messo già all’ opera per acquisire i circa 50 – 60 miliardi di barili disponibili). Altri mari molto ambiti e che tra non molto saranno oggetto di sfruttamento da parte delle maggiori compagnie petrolifere mondiali sono il mar norvegese e i mari orientali, in particolar modo l’ arcipelago indonesiano che da solo sarebbe in grado fornire circa 80 -100 miliardi di barili. Gli obiettivi di estrazione sono molto ambiziosi , sebbene tutti concordano che l’ aspetto ambientale debba essere messo in primo piano, soprattutto dopo il disastro avvenuto nel golfo del messico. Per ora circa il 40 per cento del petrolio estratto viene prelevato da profondità oceaniche, e parliamo comunque di numeri consistenti visto che almeno 88 milioni di barili vengono estratti ogni giorno. L’ obiettivo dichiarato è di arrivare ad una quota del 50 per cento del petrolio totale estratto, mentre per il gas naturale la percentuale di estrazione dovrebbe essere circa del 30 per cento su 3.000 miliardi di metri cubi annui.

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