Purtroppo per il 2011 si prospettano diversi aumenti che alla fine saranno i consumatori a dover pagare. Infatti oltre agli aumenti dei carburanti e dell’ inflazione dovute per la maggior parte ai conflitti del nord africa che hanno compromesso l’ esportazione del petrolio, vi saranno altri aumenti dovuti presumibilmente ad un aumento di rate e finanziamenti in crescita per il presumibile aumento dei tassi deciso dalla BCE. Dopo le dichiarazioni di Jean-Claude Trichet, che ha quasi assicurato un rialzo del costo del denaro nel mese di aprile (pare dello 0,25%), è ormai altrettanto certo che lieviteranno anche le rate dei mutuatari che hanno optato per prestiti a tasso variabile. Può stare tranquillo, invece, chi ha preferito il tasso fisso, che fino all’autunno scorso si poteva strappare a livelli molto competitivi (per durate ventennali c’era chi offriva il 4%). Chi non ne ha approfittato, magari surrogando o rinegoziando il proprio prestito variabile, deve fare i conti con i tassi Euribor – ieri schizzati dall’1,098 all’1,162 – che risultano particolarmente sensibili alle mosse della Bce.
Entro la fine dell’ anno la previsione di rialzo è infatti di 0,5 punti percentuali e quindi per un mutuo di circa 20 anni per un importo di 100.000 euro si traduce in un aumento di circa 20 – 30 euro al mese. Naturalmente tale crescita sarà molto più sostenuta per i mutui di più lunga durata.
Per chi ha già stipulato un prestito personale non dovrebbe cambiare un granché.
Occorre anche riconsiderare i propri investimenti se si guarda all’ aumento dell’ inflazione. Infatti ultimamente visti i rendimenti dei BOT purtroppo alcune volte i rendimenti reali sono stati pari allo zero. Invece se se viene ad aumentare anche il prezzo dei beni occorrerà diversificare gli impieghi per non incorrere in perdite. In futuro le prossime aste dei BOT insieme a quelle dei CCT e degli altri prestiti obbligazionari statali dovrebbero fornire migliori opportunità. Un notevole rischio invece lo corrono ancora coloro che hanno puntato su fondi comuni obbligazionari. I fondi e gli Etf infatti sono molto sensibili alle diminuzioni di prezzo dei bond su cui investono, così come del resto anche alcuni titoli del settore azionario. Questo si traduce, inevitabilmente, in perdite secche di valore delle quote: le cedole incassate non compensano la discesa dei prezzi. Il discorso vale soprattutto per i gestori poco attivi.




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Data: 05 marzo 2011



