Purtroppo la crisi che ha fortemente danneggiato grandi e piccole imprese non è del tutto passata e molte grandi società devono fare i conti con cali di fatturato e mancanza di liquidità. Come uno dei più grandi costruttori navali mondiali, la Fincantieri che purtroppo deve chiudere stabilimenti e porre in cassa integrazione alcuni dipendenti. Infatti la mancanza di liquidità a livello mondiale ha sicuramente influito sui consumi di tutti i cittadini , costretti a privarsi molte volte dei beni meno necessari.
A fare le spese sono le società che quindi producono beni non primari, come gli yacht. Inoltre anche gli investimenti sono fortemente ridotti e pertanto le società che operano in campo navale tendono a posticipare il rinnovamento della flotta non ordinando di fatto nessuna nuova imbarcazione. Fincantieri nel suo nuovo progetto industriale mostra come sia costretta a fare i conti con più di 2.500 esuberi e con la chiusura forzata di due stabilimenti, oltre al ridimensionamento di altri.
Infatti l’ amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Bono, ha recentemente spiegato ai sindacati come sia costretto nel periodo 2011- 2014 a intervenire con tagli pesanti su tre degli otto stabilimenti fincantieri, e come la crisi del settore ha imposto una forte ristrutturazione pena il fallimento del gruppo. Il ministro Romani ha preso atto del piano ma ha anche dichiarato che comunque non bisogna effettuare nessun intervento drastico sino a quando il quadro non sarà completo e sino a quando non si saranno vagliate tutte le risorse disponibili al fine di aiutare la società.
Il piano prevede la chiusura di due stabilimenti storici del gruppo e cioè quello di Castellammare di Stabia e quello di Riva trigoso a Genova. La chiusura di questi due siti produttivi comporterà un taglio di circa 1400 lavoratori, mentre i restanti esuberi saranno ricercati in altri siti produttivi. Tuttavia i sindacati hanno annunciato una stagione di scioperi in quanto si va a colpire dei siti produttivi con una certa storia ed in territori dove sarebbe difficile il ricollocamento. Inoltre si chiedono piani concreti di ricollocamenti dei lavoratori ed una riduzione degli esuberi.
L’ impresa nel piano industriale prevede di concentrare la produzione sulle navi più richieste e che conti alla mano garantiscono la migliore redditività. Infatti sono le navi da crociera il core business dell’ azienda e si punta forte sugli stabilimenti di Monfalcone e Porto Marghera. Inoltre i restanti stabilimenti saranno adibiti prevalentemente a svolgere riparazioni, visto anche la particolare forma dei bacini di carenaggio. L’ amministratore delegato ha illustrato poi come negli ultimi anni gli ordini per navi da crociera si siano pressoché dimezzati. A fronte di una considerevole riduzione degli ordini la concorrenza è rimasta praticamente e la stessa e quindi il mercato è




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Data: 24 maggio 2011



