Le spiegazioni sintetiche della crescita di spesa pubblica
Sul finire dell’800, il rapporto tra spesa e prodotto interno lordo era davvero molto modesto, ma già alcuni economisti avevano individuato la tendenza di crescita delle risorse usate dalle finanze pubbliche. Secondo Nitti l’aumento di spesa pubblica nei paesi sviluppati deve essere scisso in due parti, una “apparente” (la quale si riferisce alle modifiche del valore della moneta) e una parte effettiva. Sempre secondo l’economista italiano, l’aumento effettivo del peso della spesa pubblica era dovuto a: 1)aumento delle spese militari, dei lavori pubblici, del debito pubblico; 2)partecipazione delle classi popolari alla vita pubblica (ci si riferisce all’estensione del suffragio elettorale). Molto importante è poi la teoria di Wagner, la cui teoria, definita anche come “legge della crescente espansione delle attività pubbliche e in particolare statali”, individua la crescita della spesa pubblica in tre distinte cause: a)la sostituzione delle attività private a causa dell’industrializzazione; b)l’esistenza di beni superiori, che presentano un’elasticità di reddito elevata; c)un orizzonte temporale crescente per misurare la convenienza di alcuni investimenti. L’espressione a parole di tale legge può essere: “l’elasticità reddito di alcuni beni pubblici eccede l’unità, dunque il rapporto tra spesa pubblica e reddito nazionale cresce con il reddito pro capite”.
L’effetto di spiazzamento di Peacock e Wiseman
Secondo la concezione teorica di Peacock e Wiseman, il peso della spesa pubblica subisce un consistente salto in alto in corrispondenza di eventi eccezionali (come possono esserlo, ad esempio, le guerre o le trasformazioni socio-politiche), i quali giustificano l’accettazione per i cittadini di una democrazia di un forte aumento della pressione tributaria. Quando l’evento eccezionale finisce, il peso della spesa pubblica si riduce, ma non torna al livello di inizio: in questo caso, vi è stato uno spostamento definitivo nel peso della finanza pubblica.
Le cause della crescita di spesa pubblica: i fattori di domanda
In un sistema economico dove esiste la sovranità del consumatore (vale a dire che l’allocazione delle risorse è il risultato delle preferenze degli individui), anche per i consumi di beni pubblici si avrà lo stesso livello di tali preferenze. Secondo l’approccio tradizionale, non esiste una distorsione verso l’eccesso di spesa, mentre per la Public Choice tale distorsione è incorporata nel meccanismo di aggregazione delle preferenze. In questo senso bisogna osservare tre fattori: 1)come evolve la formazione delle preferenze dei beni pubblici; 2)come tali preferenze vengono distorte nel processo politico; 3)come rispondono gli agenti preposti all’offerta di beni pubblici. Come invece ha spiegato Wildawsky, la dinamica di spesa pubblica si connette ai tipi di cultura di Stato con cui possiamo avere a che fare; in questo senso si distinguono la cultura di mercato (la cosiddetta “self regulation”), la cultura gerarchica (in cui le istituzioni sono sostanzialmente benevole) e la cultura settaria (dove lo Stato viene coinvolto a fini redistributivi). Infine, sempre riferendoci ai fattori di domanda, è interessante la teoria di North, secondo il quale a dinamica di domanda relativa alla spesa pubblica è legata ai cambiamenti tecnologici che hanno portato un aumento nella specializzazione del lavoro (si parla di “pluralismo politico”).
La dinamica della domanda per la ridistribuzione
La ridistribuzione della domanda di spesa pubblica può trovare essenzialmente un numero svariato di spiegazioni (in particolare, l’aggregazione delle preferenze individuali). Secondo Musgrave, la ridistribuzione deriva in sostanza da alcune combinazioni tra la distribuzione primaria di risorse e la scelta di un criterio di equità da applicare agli individui. Una spiegazione positiva da fornire all’evoluzione dell’attività ridistributiva ci viene data da Lindbeck. In questo caso, l’evoluzione della politica di ridistribuzione deriva da vari elementi: 1)fattori che vanno a definire il sostanziale quadro di fondo; 2)le driving forces, italianizzabili come forze o linee guida (ad esempio, gli standard di vita). Questi due elementi, poi, vanno a interagire con le diverse motivazioni che si collegano alle politiche di ridistribuzione: a)”narrow self interest” (utilizzo del potere coattivo); b)altruismo (politica del welfare state); c)reazione alle consequential externalities. L’interazione di tutti questi fattori appena citati dà luogo per l’appunto agli obiettivi: A.la ridistribuzione orizzontale di grande portata; B.la ridistribuzione lungo il ciclo di vita e di tipo assicurativo-assistenziale (essa nasce in pratica dal consolidamento dell’industrializzazione); C.la ridistribuzione verticale del reddito; D.la ridistribuzione orizzontale frammentaria. Come si può evincere, Lindbeck trova una dinamica di spesa pubblica che cresce per il passaggio dalla ridistribuzione intergenerazionale a quella del generale sostegno del reddito e, successivamente, per l’esplodere della ridistribuzione orizzontale frammentaria e per l’emergere di una struttura socio-economica molto diversificata.
L’excess bias nella domanda di spesa pubblica
In democrazia, le decisioni collettive vengono prese col voto a maggioranza: secondo la Public Choice, tale voto incorpora una distorsione, il bias, a favore dell’espansione della spesa pubblica; secondo la scuola tradizionale, invece, tale meccanismo non esiste, anzi il voto a maggioranza può anche portare una deficienza di spesa. La principale ragione a favore dell’excess bias riguarda l’asimmetria tra la distribuzione dei benefici di spesa pubblica e quella relativa al suo costo.
SIMONE RICCI