Dopo i provvedimenti tampone che dovrebbero porre un freno alla caduta verticale delle borse, si inizia a verificare se la crisi finanziaria potrebbe trasferirsi anche nell’ economia reale. Infatti negli stati uniti la perdita della tripla A, in conseguenza del declassamento dell’ affidabilità del debito americano, ha provocato conseguenze non solo in borsa ma anche nei confronti dello scoraggiamento degli investimenti sul suolo americano, oltre ad una presa di posizione da parte del governo cinese, il paese che detiene il maggior numero di obbligazioni americane.
Pertanto occorre testare in Italia se la crisi possa avere conseguenza sul livello degli investimenti o sul fronte occupazionale. Su quest’ ultima ipotesi la ricerca UNIONCAMERE non saranno mesi facili quelli che verranno. Infatti dalle statistiche riguardanti imprese con almeno un dipendente , si potrebbero avere pesanti ripercussioni in termini di perdita di posti di lavoro, ed alla fine del 2011 il saldo potrebbe essere negativo per oltre 88.00 unità. Pertanto l’ Italia potrebbe ben presto avere una crisi occupazionale simile a quella statunitense, avvalorando la tesi di una recessione che riguarda l’ intero globo. ad annaspare sono soprattutto piccole e medie imprese, mentre a livello geografico è il Sud a registrare i maggiori problemi. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.
Sebbene i dati a livello parziale hanno fatto registrare un’ aumento degli occupati per 44.000 unità rispetto al 2010 , ed una diminuzione delle uscite per 47.000 unità rispetto al periodo precedente, alla fine dell’ anno i conti dovrebbero peggiorare e si avrebbe un calo generalizzato degli occupati soprattutto nel settore costruzioni e nel settore servizi ed industria.
A livello geografico sebbene il nord est ed il nord ovest riescano a contenere il calo degli occupati, sarà il sud che vedrà la diminuzione maggiore dei lavoratori con un meno 1, 4 per cento, che indica una fuoriuscita dal mondo del lavoro di circa 41.000 persone. A peggiorare la situazione ci sono poi i dati raccolti nel progetto “Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali” di Censis e Unipol, che fotografano l’enorme difficoltà delle giovani famiglie. Infatti solo il 28 per cento degli intervistati con meno di 35 anni ha dichiarato di aver messo qualcosa da parte . Nei nuclei più giovani circa il 42 per cento no può contare su patrimonio immobiliare.


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Data: 22 agosto 2011



