Cos’è l’inflazione


Introduzione

Le considerazioni sul valore della moneta portano inevitabilmente a trattare l’argomento dell’inflazione. Il livello generale dei prezzi, in effetti, rimarrà difficilmente costante nel tempo. Solitamente, esso tenderà a crescere: si definisce inflazione la tendenza a un continuo aumento del livello generale dei beni e dei servizi con la conseguente diminuzione del potere di acquisto della moneta. Il fenomeno contrario, vale a dire la diminuzione generale dei prezzi, viene chiamato deflazione.

 

La misura e l’intensità dell’inflazione

La perdita del potere di acquisto della valuta, e quindi l’inflazione, si misura per mezzo dei numeri indice che sono calcolati dall’Istat (Istituto centrale di Statistica). Normalmente, l’Istat prende a riferimento le variazioni di prezzo degli insiemi di beni secondo determinate quantità (i cosiddetti panieri). I più importanti numeri indice sono: 1)l’indice dei prezzi all’ingrosso, in cui vengono considerati esclusivamente i beni oggetto di scambio tra imprese; 2)l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, definito anche come Indice Nic, viene calcolato sulle variazioni dei prezzi dei beni scambiati tra famiglie e imprese, 3)l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, vale d aire il cosiddetto Indice Foi, il cui paniere è composto dai beni solitamente acquistati dalla famiglia di un lavoratore dipendente non agricolo. Proprio considerando i tassi percentuali dell’inflazione su base annua, possiamo notare che il processo inflazionistico può avere intensità diverse. Si parla infatti di inflazione “strisciante” o serpeggiante per indicare un lieve, ma continuo, slittamento del potere di acquisto della moneta provocato da una lievitazione del livello generale dei prezzi fino al 5% annuo. L’inflazione “galoppante” è invece il processo inflazionistico violento e con ritmo vertiginoso che determina un aumento del livello dei prezzi verso valori sempre più alti (con tasso di svalutazione della moneta fino al 20% annuo). Quando, infine, la svalutazione supera il 20%, si parla di “iperinflazione”, la quale è un evento meno frequente e tipico soprattutto dei periodi post-bellici.

 

Gli effetti dell’inflazione

L’inflazione provoca molteplici effetti. Produce anzitutto conseguenze sulla distribuzione del reddito, colpendo soprattutto chi percepisce redditi fissi (cioè non liberamente modificabili per volontà del soggetto che li percepisce). Operai, impiegati e pensionati, infatti, di fronte all’aumento dei prezzi non possono difendersi aumentando le loro entrate, come invece fanno coloro che percepiscono redditi variabili (professionisti, artigiani, imprenditori) che possono repentinamente alzare i prezzi dei beni o dei servizi offerti. Per effetto dell’inflazione, i soggetti che percepiscono redditi fissi, pur mantenendo inalterato il loro reddito nominale (salario, stipendio, pensione), vedono diminuire il reddito reale, vale a dire il potere di acquisto del loro reddito. L’inflazione, inoltre, tende ad agevolare il debitore, il quale deve pagare una somma il cui potere di acquisto è diminuito rispetto al momento in cui il debito è sorto. Al contrario, essa danneggia il creditore, perché questi otterrà la quantità di moneta convenuta ma con un valore inferiore. Anche in questo caso, si cerca di ovviare all’inconveniente inserendo nei contratti delle clausole che consentano di mantenere inalterato il valore del credito nel tempo. La clausola più frequente è quella che lega il credito agli indici Istat (indicizzazione) con cui si stabilisce che la somma dovuta dovrà essere aumentata della stessa percentuale degli indici Istat dell’inflazione. La produzione nel breve periodo non subisce conseguenze negative per effetto dell’inflazione. Anzi, essa risulta parzialmente incoraggiata perché, mentre si svolge il processo produttivo, i prezzi sono in ascesa. Gli imprenditori vendono ai prezzi aumentati le merci che hanno prodotto con costi (salari, materie prime) proporzionati al precedente valore della moneta. Inoltre, essi hanno contratto debiti in moneta e ora possono rimborsarli facilmente, dati i maggiori introiti. In tal modo, viene a realizzarsi una rendita di inflazione. Viene favorita l’accumulazione di scorte e l’attività degli speculatori: l’instabilità e l’incertezza nel futuro dell’economia che il processo inflazionistico si porta con sé rendono gli imprenditori, nell’incertezza delle previsioni, poco propensi a effettuare investimenti in impianti e macchinari. In questo modo, il sistema economico tende a impoverirsi, con grave danno per l’attività produttiva e per l’economia del paese. Anche l’attività di consumo subisce delle conseguenze a causa dell’inflazione. I consumi non solo vengono a ridursi sotto dl’aspetto della quantità a causa del diminuito potere di acquisto della moneta, ma cambiano anche sotto l’aspetto della qualità. Vengono, infatti, a essere privilegiati i cosiddetti beni rifugio, vale a dire quei beni che riescono meglio degli altri a mantenere inalterato il valore della moneta nel tempo (come ad esempio i gioielli e i quadri). Nei rapporti commerciali internazionali il progressivo aumento dei prezzi provoca un incremento delle importazioni e un conseguente calo delle esportazioni; i prodotti esteri sono più convenienti, in questo caso, di quelli che si trovano sul territorio nazionale. C’è infine da sottolineare come l’inflazione faccia crescere la spesa pubblica, visto che lo stato deve sopportare oneri sempre maggiori per pagare gli stipendi ai suoi dipendenti e per fornire i servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità.

 

 

SIMONE RICCI




Lascia un commento






Attenzione: i commenti verranno pubblicati solo dopo un controllo da parte della redazione.