nov 23

Rischio calcolato con il Kilovar

Prima di esaminare gli scenari futuri che si prospettano per le borse serali, bisogna parlare di questo strumento: il Kilovar è lo strumento che è stato adottato per la misurazione e il confronto dei rischi associati ad investimenti di diversa natura. Esso rappresenta una stima della perdita massima da un giorno al successivo per un investimento di almeno 1.000 euro: il Kilovar può quindi assumere dei valori che vanno da 0 a 1.000 (si tratta della perdita massima) secondo una ripartizione specifica. Vediamola nel dettaglio. 1)Range 0-100: il colore indicativo è il verde, mentre il rischio è simile o alternativo a quello di un investimento azionario. 2)Range 101-200: il colore indicativo è il blu, mentre il rischio è medio. 3)Range 201-300: il colore indicativo in questo caso è il rosso e si deve sopportare un rischio alto. 4)Range 301-1000: il colore indicativo è il nero, mentre il rischio è davvero altissimo e da evitare. Nel caso in cui un determinato strumento finanziario ha un rischio di 65 Kilovar, allora vuol dire che un investimento effettuato con 1.000 euro su quello stesso strumento può far registrare da un giorno all’altro una perdita di 65 euro. Siamo dunque di fronte a delle misurazioni molto più puntuali di quanto possa essere la generica classificazione di investimento a basso, medio e alto rischio. Visto che il Kilovar, poi, è una misura statistica che si basa su un campione di dati molto dinamico, esso può variare nel tempo. Inoltre, il Kilovar di un portafoglio non è ottenibile come semplice media aritmetica dei Kilovar delle sue parti. Il principale vantaggio di questo strumento è quello di ricondurre a un denominatore comune gli investimenti di natura molto diversa, oppure che sono legati a mercati caratterizzati da gradi di volatilità differenti tra loro, consentendo così la scelta dello strumento più appropriato in base allo stile di investimento. Benché sia molto utile, c’è da precisare però che il Kilovar rappresenta solamente un semplice strumento di supporto per la gestione del rischio, ma non è in nessun modo una garanzia assoluta di successo finanziario.

 

I modi con cui si può calcolare il Kilovar

Il calcolo del Kilovar, bisogna precisarlo, non è a carico dell’investitore finanziario, in quanto a tutto ciò ha già pensato la società Tradinglab. Il simbolo dello strumento, KV, appare su tutte le schede prodotto e anche su altre fonti informative specifiche dei prodotti che sono stati ideati appositamente per le borse serali. Il sito di Tradinglab fornisce con chiarezza tutte le informazioni necessarie in questo senso, e qui può essere consultato il calcolatore del Kilovar e il Kilovar che viene associato a molti titoli quotati sulle principali borse mondiali e ad altri valori a larga diffusione. Visto che, come è già stato detto, il Kilovar può subire delle variazioni con il modificarsi delle condizioni di mercato, il consiglio più utile in questo caso è quello di andarlo a verificare al momento della negoziazione.

 

I vantaggi principali per gli investitori

Volendo riassumere quanto detto, per gli investitori, andare ad operare sul Tlx comporta dei vantaggi abbastanza importanti. Vediamoli insieme. 1)L’orario di negoziazione è molto lungo e va dalla 9 alle 22. 2)Vi è la possibilità di operare sui titoli esteri, soprattutto quelli quotati sui titoli esteri, in orari italiani con eseguito immediato, e commissioni identiche a quelle delle azioni italiane. 3)Esiste inoltre la possibilità di operare su azioni italiane e sui covered warrant anche dopo l’orario di chiusura della borsa. 4)Si può operare su titoli che non sono quotati in borsa. 5)La liquidità è garantita dalla presenza di Tradinglab come principale market maker. 6)Sul sito internet sono presenti informazioni aggiornate in tempo reale sui prezzi, sulle principali quantità disponibili e i relativi rischi, espressi in Kilovar, e dei singoli strumenti finanziari.

 

I principali vantaggi per gli intermediari.

Non vi sono, però, solamente vantaggi per gli investitori e i risparmiatori: la borsa Tlx, infatti, ha un occhio di riguardo non indifferente anche per quel che concerne gli intermediari che hanno intenzione di aderire al circuito in questione. Ecco di seguito una sintesi dei principali vantaggi di cui le banche e le società di intermediazione mobiliare (Sim) possono usufruire in caso di adesione alla borsa Tlx. 1)Non esiste nessuna commissione né di ammissione al circuito né per quel che riguarda le negoziazioni al suo interno. 2)L’informativa su tutti gli strumenti che sono stati quotati e sulle statistiche delle transazioni che vengono effettuate su Tlx è gratuita e in tempo reale, in modo da rendere un aggiornamento continuo e costante. 3)L’adempimento alla borsa Tlx è centralizzato alle disposizioni della Consob (Commissione Nazionale per la Società e la Borsa) sui Sistemi di Scambi Organizzati bancari (conosciuti anche con l’acronimo SSO). 4)Il market making è continuo e l’orario viene estero sui prodotti di marca e sui prodotti quotati domestici ed esteri. 5)Vi è un ampio accesso ai mercati regolamentati.

 

SIMONE RICCI

nov 17

Introduzione

Le imprese si avvalgono molto spesso di alcuni soggetti qualificati (possono essere imprenditori essi stessi) per lo svolgimento delle attività di promozione dei propri affari e di procacciamento della clientela. A tale scopo vanno a stipulare principalmente due tipi di contratti: il contratto di agenzia e la mediazione. Vediamoli insieme in maniera approfondita.

 

L’agenzia

Questo tipo di contratto, per la rilevanza che ha assunto soprattutto come strumento del commercio internazionale, è stato oggetto di direttive comunitarie recepite in Italia con due specifiche norme, i decreti legislativi 303 del 1991 e 65 del 1999. L’agenzia è sostanzialmente il contratto in base al quale una parte (definita agente) assume in modo stabile l’incarico di promuovere per conto dell’altra (preponente), verso la retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata. Questo tipo di contratto deve essere provato per iscritto: ciascuna delle parti ha il diritto irrinunciabile di ottenere dall’altra il documento firmato contenente tutte le clausole concordate. Quali sono le caratteristiche fondamentali dell’agenzia? Vediamole una per una. 1)Lo svolgimento di un’attività promozionale: all’agente è affidato il compito di contattare la clientela e di invogliarla alla conclusione di contratti con l’impresa preponente. Egli non è rappresentante del preponente e quindi non può stipulare a suo nome i contratti di cui è stato promotore; questa facoltà deve essergli attribuita espressamente dal preponente, nel qual caso viene a delinearsi la figura dell’agente con rappresentanza, comunemente definito “rappresentante”. Avendo a oggetto il compimento di un’attività materiale e non giuridica, deve anche escludersi che l’agente rivesta la qualità di mandatario. 2)La stabilità dell’incarico: il rapporto di agenzia non è finalizzato al compimento di un singolo affare determinato, ma è preordinato alla conclusione di tutti gli affari di una certa specie entro un arco di tempo, in continuo coordinamento con l’attività del preponente. L’agenzia è pertanto un contratto di durata e può essere a tempo determinato e indeterminato. Da questo punto di vista, l’agente si distingue dal procacciatore di affari, il quale svolge un’attività di promozione per la conclusione di affari senza vincolo di stabilità, ma anzi con carattere saltuario se non occasionale. 3)La sua estensione a una zona determinata. Elemento naturale del contratto di agenzia è il diritto di esclusiva che opera a favore di entrambe le parti. In base a tale principio il preponente non può avvalersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività, né l’agente può assumere l’incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo di affari di più imprese in concorrenza tra loro.

 

La mediazione

Il codice civile non definisce il contratto di mediazione, ma il mediatore: è mediatore colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza. Dalla definizione di mediatore emergono comunque i caratteri peculiari della mediazione: essa consiste in un’attività materiale, non giuridica, rivolta a favorire l’incontro di due o più parti in vista della conclusione di una qualunque operazione che abbia contenuto economico (il cosiddetto affare, di solito si tratta di un contratto). Per l’opera svolta, ad affare concluso, il mediatore ha diritto a un compenso, la provvigione. La posizione del mediatore rispetto alle parti contraenti deve essere di assoluta imparzialità e indipendenza: si tratta di un requisito ritenuto essenziale per l’individuazione della fattispecie di mediazione. Il mediatore deve quindi agire nell’interesse di entrambe le parti e ad esse non deve essere legato da rapporti diversi da quello di mediazione stessa. Il mediatore non ha l’obbligo di svolgere l’attività di intermediazione per la quale ha ricevuto l’incarico. Il suo è piuttosto un onere a cui deve adempiere per aver diritto alla provvigione. Nell’adempimento dell’incarico egli deve comunque attenersi alle generali regole di correttezza e diligenza. Deve inoltre comunicare alle parti le circostanze a lui note, relative alla valutazione e alla sicurezza dell’affare, che possono influire sulla conclusione di esso. Ad esempio, è ritenuto responsabile il mediatore che fornisce false informazioni sulla solvibilità di una delle parti, quando tali informazioni sono state determinanti per indurre l’altra parte alla conclusione del contratto. Ha anche l’obbligo di garantire l’autenticità della sottoscrizione delle scritture e dell’ultima girata dei titoli trasmessi per il suo tramite. Il mediatore ha diritto alla provvigione (da entrambe le parti oltre al rimborso delle spese) nel caso in cui l’affare viene a concludersi per effetto del suo intervento: se l’affare è invece concluso per l’intervento di più mediatori, ciascuno di essi ha diritto a una quota della provvigione. La nascita di questo diritto di credito dipende essenzialmente dalla conclusione dell’affare stesso: con tale espressione non si vuole andare a intendere l’effettiva stipulazione del contratto ad opera delle parti in causa, ma, in senso molto più ampio, l’essersi creato tra le parti un vincolo giuridico che consenta a ciascuna di essere di agire per l’esecuzione.

 

 

 

SIMONE RICCI

nov 17

Introduzione

L’iniziativa comunitaria Leader è stata lanciata per la prima volta dalla Commissione Europea nel 1999. Da allora sono passati dieci anni, caratterizzati soprattutto dal susseguirsi di tre iniziative Leader: Leader I, il quale ha coperto il periodo 1991-1993, il Leader II, relativo alla fase programmatoria 1994-1999 e Leader +, che ha invece caratterizzato gli ultimi anni di programmazione. Se la prima fase ha introdotto, in maniera del tutto sperimentale, il suo innovativo metodo di lavoro (approccio allo sviluppo dal basso e integrato) nei territori rurali, la seconda fase ne ha rappresentato la sua diffusione (registrando soprattutto in Italia il raggiungimento di obiettivi importanti); la terza fase, infine, è stata volta a favorire il consolidamento del Leader, sostenendo strategie di sviluppo di elevata qualità, fondate in particolare sul territorio e coerenti con esso.

 

L’iniziativa Leader

L’avvio di questa iniziativa ha segnato l’apertura di una nuova stagione nel sostegno ai processi di sviluppo delle aree rurali. Il suo carattere pilota e innovativo ha consentito di sperimentare una programmazione endogena dello sviluppo, rimettendo in discussione gli schemi tradizionali di intervento. La sua attuazione, nei fatti, ha mostrato come si possa progettare sul territorio in maniera differenziata, tenendo conto delle esigenze specifiche di ogni area. Nello stesso tempo, essa ha offerto agli attori locali l’opportunità di sperimentare degli approcci nuovi, delle soluzioni organizzative molto più efficaci alle problematiche locali: inoltre, ha dato la possibilità di introdurre innovazioni volte a valorizzare le risorse e i prodotti locali che, altrimenti, rischiavano seriamente di scomparire in maniera definitiva. L’approccio Leader ha contribuito anche a migliorare notevolmente la capacità progettuale a livello locale, permettendo agli attori di accedere con successo ad altre opportunità di finanziamento della Comunità europea e nazionali. Per essere più precisi e dettagliati, la sua attuazione ha contribuito a: 1)far emergere il potenziale, i problemi e le prospettive delle aree rurali nella loro diversità; 2)approfondire le conoscenze sulle modalità di interazione fra le diverse istituzioni che operano su uno stesso territorio (partenariato orizzontale) e fra i diversi livelli istituzionali (partenariato verticale); 3)sperimentare l’approccio multisettoriale, indispensabile per offrire la garanzia di uno sviluppo sostenibile; 4)far emergere, dando loro voce, la pluralità dei gruppi di interesse che vivono ed operano sui territori rurali e che sono parte in causa dei processi di sviluppo; 5)far crescere il capitale sociale locale e migliorare la qualità della vita dei contesti rurali.

 

I risultati del Leader

Il Leader, dunque, sul piano delle esperienze concrete, ha rappresentato e rappresenta il modello più esplicativo cui ispirarsi per introdurre aspetti innovativi nei processi di pianificazione e programmazione degli interventi nel settore agricolo e rurale, e non solo. I risultati conseguiti in questi anni grazie a questa iniziativa hanno spinto la Commissione Europea a mantenere il suo metodo nel Regolamento sul supporto per lo sviluppo rurale per il prossimo periodo di programmazione (si arriva fino al 2013). A differenza del passato, però, è prevista la piena inclusione del Leader nella programmazione generale degli interventi nel settore agricolo e rurale. Secondo la Commissione, quindi, il Leader deve abbandonare il suo carattere sperimentale e pilota per entrare a pieno titolo nella programmazione dei piani di sviluppo rurale. Indicando il metodo Leader come uno degli strumenti messi a disposizione delle autorità di gestione per conseguire i tre nuovi obiettivi previsti dalla prossima fase di programmazione, si è voluto di fatto imprimere un forte impulso al processo di “mainstream”, conferendo allo stesso carattere pragmatico e operativo. L’inclusione del metodo Leader nella gestione ordinaria degli interventi di sviluppo rurale rappresenta una grossa conquista per chi da anni ha investito su questo metodo. L’averlo previsto nella futura programmazione, però, non è sufficiente. Perché si massimizzi l’impatto positivo del suo utilizzo è necessario chiarire alcune questioni di rilevante importanza, legate alla sua applicazione, approfondendo le possibili implicazioni per il nostro paese. È proprio a tal fine che il Ministero delle Politiche Agricole ha concertato all’interno delle attività legate alla futura programmazione una riflessione a livello nazionale che vede coinvolti i principali soggetti interessati (regioni, operatori rurali, associazioni di categoria…). Possiamo evidenziare i punti più importanti in questo senso: a)la definizione di un’asse ad hoc per inserire il Leader nella programmazione ordinaria dello sviluppo rurale; b)la definizione di una soglia minima di dotazione finanziaria per l’implementazione del metodo Leader; c)la presenza di una riserva di performance (3%) specifica per l’approccio Leader; d)il mantenimento delle caratteristiche costitutive essenziali del metodo; e)la gestione decentrata delle risorse necessarie per realizzare la strategia locale di sviluppo; f)la copertura dei costi di funzionamento dei partenariati locali; g)la realizzazione di strategie locali di sviluppo, attingendo al menu delle misure ammesse al finanziamento in ciascuno dei tre assi; h)la possibilità di utilizzare per gli interventi Leader un tasso di cofinanziamento più elevato di quello utilizzabile di norma per gli interventi ricadenti negli assi I e III (5% in più di quello minimo).

 

 

 

SIMONE RICCI

nov 16

Denaro, società moderna, sociologia

Con l’avvento della società moderna, il denaro è andato via via assumendo lo statuto di istituzione centrale nel pensiero della sociologia e molte teorizzazioni sono andate a sottolineare gli stretti rapporti tra i caratteri fondativi della modernità e le funzioni del denaro. Questa forte connessione ha portato molti autori a enfatizzare gli aspetti quantitativi e oggettivanti del denaro, la sua astrattezza e la sua indifferenza nei confronti degli scopi concreti. Il denaro è la raffigurazione del moderno, il linguaggio attraverso il quale la modernità stessa pensa e si descrive. La sociologia nasce appunto come tentativo di spiegazione razionale della rivoluzione industriale e democratica. La radicale trasformazione che si compì in Europa tra il XVII e il XVIII secolo si svolse con una serie di rivoluzioni (soprattutto scientifica, religiosa, tecnologica, agraria e demografica): il denaro andò quindi a interagire in modo profondo con questi specifici cambiamenti. A volte essi furono il principio stesso del denaro, in altre occasioni, il suo espandersi e il suo potenziamento ne furono la conseguenza più immediata. Considerato solo ed esclusivamente come codice del mercato, il denaro è stato concettualizzato come omogeneo e divisibile in maniera assoluta, culturalmente libero e “specchio” delle nuove forme di vita associata. Marx aveva rilevato che nella società moderna ogni bene veniva trasformato in un valore di scambio dal momento che la moneta tende ad annullare il contenuto di beni e servizi. Tra i concetti chiave elaborati dalla sociologia per comprendere la grande trasformazione della modernità, c’è l’idea di razionalizzazione, vale a dire di movimento che porta al predominio della razionalità in tutte le sfere dell’agire. Secondo i rapporti di interdipendenza tipici dei processi sociali, è stato ovviamente l’effetto reciproco tra le varie sfere razionalizzate a produrre la razionalizzazione della società. Il denaro ha progressivamente conosciuto una tale generalizzazione oggettiva, temporale e sociale, da non trovare più equivalenti funzionali negli altri beni; in tal modo è riuscito a perdere il suo carattere di bene, è divenuto, però, sempre più rilevante in qualità di mezzo di scambio ed ha assunto lo statuto di referente universale.

 

L’ambivalenza distacco-sociazione

La teoria sociologica aiuta ad ampliare la comprensione della complessa interconnessione che esiste tra i diversi processi che hanno civilizzato la cultura europea, diffondendo costumi, valori, comportamenti mentali idonei a sostenere lo sviluppo e il consolidamento di una sfera dell’agire controllata, razionalizzata: di tutto questo, il denaro ha rappresentato una componente fondamentale. Con l’affermarsi poi dell’economia monetaria, si è operato un progressivo passaggio da un modello di società olistico-gerarchizzata, in cui venivano valorizzate le differenze e l’ordine, a uno in cui l’egualitarismo regnava come valore supremo. Il denaro tende a separare l’individuo dall’oggetto, perché l’oggetto viene spogliato del valore emotivo, sentimentale e simbolico; lo stesso accade per l’altro, che si trasforma da persona in un anonimo partner di mercato. Ma lo scambio è comunque una forma di sociazione che porta al riconoscimento dell’altro. E il riconoscimento dell’altro come possibile partner fu il primo passo per abbattere quelle barriere invisibili impedendo ogni forma di comunicazione: il denaro si è poi manifestato come un elemento a forti valenze pacificanti e democratiche.

 

Denaro e individualizzazione

Tra gli aspetti più interessanti che l’analisi sociologica ha dedicato  ai nessi denaro-modernità c’è anche da considerare il legame tra l’espansione dell’economia monetaria e i caratteri dei nuovi assetti societari. Dimensione fondamentale è una marcata disponibilità al mutamento, alla comunicazione: da collettività chiuse e tribali si è passati a società molto più aperte. Una circolazione progressivamente più intensa di beni e di flussi monetari ha accompagnato e fatto accelerare la trasformazione degli assetti tradizionali. Il denaro e il suo linguaggio, inoltre, facilitano l’incontro tra le persone nella sfera economica. Ma l’influenza del denaro nelle relazioni interpersonali va oltre, anche perché l’avvento di una economia prevalentemente monetaria ha mutato in maniera profonda i legami tra individui e gruppi; secondo Simmel, l’economia monetaria incoraggia l’uomo ad agire in modo individuale piuttosto che in una logica di comunità. Nello sviluppo delle moderne società occidentali, anche il denaro ha contribuito alle esigenze di emancipazione, rendendo più autonomi gli individui. Storicamente, la sostituzione dei rapporti feudali con quelli pecuniari ha consentito di trasformare i legami di dipendenza tra persona e persona; il denaro, in quanto mezzo privo di status, ha agevolato il passaggio da valori e stili di vita aristocratici a forme più democratiche, appoggiando in tal senso il bisogno di elevazione e di distinzione sociale sui calcoli quantitativi. Il capitalismo ha realizzato un importante passo verso l’uguaglianza, andando a valutare gli individui in base alla loro capacità di produrre ricchezza monetaria. Nei sistemi sociali strutturati, infine, il denaro è un mezzo fondamentale per il controllo e la regolazione e svolge inoltre quelle funzioni che sono proprie delle differenze gerarchizzate. È stato de Tocqueville uno dei primi a discutere il ruolo del denaro nella società democratica, evidenziandone sia l’unica forma di differenziazione, sia il fatto di essere l’unico mezzo attraverso cui i cittadini possono ottenere delle prestazioni reciproche.

 

 

 

SIMONE RICCI

nov 16

Introduzione

L’avvento di internet è coinciso con l’avvento anche di una nuova frontiera per qualsiasi tipo di evento: per i giornali, per il commercio, per la politica. Molte aziende hanno deciso di vendere i loro prodotti direttamente sul web e, di conseguenza, anche la spesa quotidiana può essere fatta direttamente e comodamente da casa di fronte a un computer. Era quindi inevitabile che perfino uno dei più antichi “vizi” dell’uomo non poteva mancare nella rete: il gioco d’azzardo.

 

Poker e scommesse online

Ce n’è ovviamente per tutti i giusti e si passa dalle scommesse sportive alla roulette, dal poker al blackjack. Esaminiamo anzitutto il fenomeno delle scommesse sportive. I nuovi esperti di calcio non giocano più la vecchia schedina, ma preferiscono lanciarsi in massa su una serie di eventi a quota fissa scelti dal giocatore tra le svariate partite di qualsiasi sport che hanno luogo ogni giorno nel mondo. Da un lato, questo nuovo modo di effettuare scommesse ha offerto all’investitore la possibilità di scegliere con cura gli incontri che ritiene più convenienti o con i risultati più sicuri, in modo da ottenere un guadagno in maniera abbastanza immediata. Siti come Betfair hanno rivoluzionato il modo di scommettere, perché operano come vere borse del gioco, ponendosi come luoghi virtuali di scambio delle quote tra gli scommettitori di ogni angolo del pianeta: questo sito si limita esclusivamente a trattenere una piccola percentuale sulle moltissime scommesse andate a buon fine. Chi è più accorto in questi sistemi, ha inoltre modificato le abitudini iniziali della scommessa: gli eventi sportivi vengono seguiti in diretta, poi si provvede a comprare un determinato risultato ad una quota e a rivenderlo ad un’altra, a seconda dell’andamento dell’evento stesso. Tutte queste operazioni beneficiano di depositi da carta di credito o postepay, i cui numeri vengono forniti dall’utente al momento dell’iscrizione al sito. Dunque, l’ultima frontiera del mondo delle scommesse sportive è quella dell’istantaneità. In effetti, si tratta di un vero e proprio passaggio, la scommessa si è trasformata da quotidiana in istantanea: è infatti sufficiente avere a propria disposizione un collegamento alla rete internet e da qualsiasi luogo (soprattutto da casa, ma sono frequenti i casi del posto di lavoro o del cellulare) è possibile giocare a qualsiasi ora su uno specifico sport, una ruota che gira praticamente all’infinito.

 

Il poker online

Lo stesso discorso vale anche per il fenomeno relativo al poker online. Anche in questo caso, ogni momento è buono per una partita in rete: la versione più affermata del momento del gioco di carte è senza dubbio l’americano Texas Holdem, il quale ha riscosso negli ultimi due anni un successo sorprendente e crescente. Tentare un’ipotetica scalata ai vertici del poker non è impossibile: basta infatti scaricare l’apposito programma di una delle cosiddette poker-room presenti sul web. Si tratta senza dubbio di un mercato enorme, dalle forti potenzialità e in vivace espansione; inoltre, la clientela media ha un’età molto giovane, quindi non esistono problemi di risparmio o di tempo libero, un indubbio vantaggio per chi gestisce i siti: siamo di fronte a un target ideale per le compagnie impegnate in questo nuovo e remunerativo business. Sui tavoli di Pokerstars e Full Tilt, vale a dire le due più famose e frequentate poker-room di internet, ci sono momenti in cui più di centomila utenti sono pronti a giocare, rendendo dunque l’evento davvero speciale e condiviso. Le possibilità sono diverse: si può partecipare ai cosiddetti freeroll, ovvero i tornei gratuiti in cui le cifre messe in palio dalla stessa poker-room sono molto basse, soprattutto per chi non ha intenzione di rischiare troppo. Ma esistono anche i tornei “multitavolo”, in cui le quote di iscrizione e i montepremi in palio cambiano a seconda del raggiungimento di determinati traguardi. Per i giocatori più esperti e più propensi al rischio esistono invece i tornei sit and go, in cui partecipano solo un numero fisso di persone (non troppo alto), e il gioco cash vero e proprio, caratterizzato per livelli che raggiungono anche cifre di uno stipendio medio e premi anche milionari. A questo punto, la domanda sorge spontanea: cosa guadagna da tutto questo giro di affari e gioco la poker-room? Le poker-room per ogni singolo torneo chiedono sempre una tassa al momento in cui si provvede a completare l’iscrizione, mentre per quel che concerne il gioco cash il loro guadagno equivale a una percentuale su ogni turno giocato. Si è detto in precedenza che la partecipazione vede coinvolti in molti casi anche 100.000 utenti: si può quindi ben immaginare quanto guadagno possano generare tutte queste persone, con collegamenti che durano 24 ore su 24. Si tratta dunque di una sostanziosa forma di guadagno online sia per i gestori dei siti sia per chi vi partecipa e possiede anche un po’ di fortuna. Ma non bisogna trascurare il principale effetto negativo: molti giocatori sono infatti diventati gioco-dipendenti: mandare in tilt il proprio conto per un semplice gioco non è certo auspicabile, è quindi necessario utilizzare la massima prudenza, divertirsi senza esagerare dev’essere la parola d’ordine.

 

 

 

 

SIMONE RICCI

nov 16

Introduzione

La comunicazione digitale o online si caratterizza soprattutto per alcune specificità: la ricerca e l’opportunità di nuove forme di comunicazione, la ricerca e l’opportunità di ottenere sempre più una personalizzazione “spinta”. Gli effetti si riversano sia sul consumatore (interattività con il messaggio e frammentazione dell’attenzione) sia sull’impresa (la cosiddetta personalizzazione “1-2-1”, la mediazione tecnologica e un coinvolgimento difficile).

 

La comunicazione digitale

Alla base della comunicazione digitale vi sono senza dubbio alcuni aspetti fondamentali: 1)”reach”, ampiezza dell’obiettivo comunicativo; 2)”reachness”, ovvero profondità, ricchezza e personalizzazione del messaggio; 3)intensità relazionale. Quali sono gli attori coinvolti nella comunicazione online? Tra di essi ne possiamo citare alcuni: ad esempio, i clienti (sia operatori offline sia quelli solamente online), le agenzie di marketing interattivo, i gruppi di web media e i centri pubblicitari, gli operatori che offrono delle infrastrutture di supporto in questo senso. A questo punto è necessario illustrare anche quelli che sono gli strumenti di questo particolare tipo di marketing comunicativo: essi sono sostanzialmente i siti web, gli strumenti multimediali (i quali possono vantare vantaggi come l’elevata qualità della grafica, gli effetti di animazione e lo streaming di audio e video), gli strumenti “text based” (accessibili attraverso qualsiasi canale di connessione). I vantaggi globali di tutti questi strumenti sono quelli dell’interattività, della capacità di fondere il marketing tradizionale col marketing diretto e la misurabilità dei risultati raggiunti. Quali requisiti deve possedere la comunità? A)I membri devono sentirsi parte integrante di un insieme sociale unitario; B)deve esistere una “ragnatela di relazioni tra questi stessi membri; C)ci deve essere uno scambio continuo di idee e di esperienze, a cui viene attribuito un valore comune; D)le relazioni tra i membri devono infine durare nel tempo, in modo da dare luogo a delle storie condivise.

 

Le comunità virtuali

Le comunità virtuali possono essere sostanzialmente di due tipi: di produzione e di consumo. Per quel che riguarda le comunità virtuali di produzione, essa è costituita da una fitta rete di attori economici, i quali partecipano a un processo congiunto di creazione della conoscenza a monte delle varie fasi di consumo. Inoltre, la comunità virtuale di produzione può andare a includere tutti i fornitori, i produttori di prodotti complementari, i distributori e gli addetti all’assistenza di una determinata impresa, tutti soggetti che sono disposti a socializzare le diverse conoscenze che si sono sviluppate a livello locale, al fine di compartecipare a un progetto comune di innovazione. Si è scritto in precedenza, però, che esistono anche le comunità virtuali di consumo. Queste ultime sono costituite da una rete di clienti che partecipano invece a un processo congiunto di creazione della conoscenza; in questo caso, si riesce a sviluppare un tessuto ricco di relazioni tra l’impresa e i suoi clienti, ma le relazioni possono anche riguardare esclusivamente i clienti. Esistono comunque anche altre comunità: le comunità commerciali (per agevolare lo scambio attraverso messaggi al responsabile commerciale, ma senza alcun tipo di scambi informativi tra i membri), le comunità telematiche (a maggiore interazione tra gli utenti, con una forte partecipazione sulla base degli interessi – il tipico esempio è fornito dal cosiddetto “garden web”), le comunità di fantasia (in cui i membri possono inventare nuovi ambienti, storie, identità: qui non conta l’identità reale, ma conta esclusivamente l’interazione) e le comunità relazionali (si vanno a condividere esperienze significative nella vita individuale: esistono forti legami interpersonali e l’identità dei partecipanti è ben nota a tutti).

 

Le fasi del piano di comunicazione online

Le fasi che caratterizzano un tipico piano di comunicazione digitale o online sono essenzialmente cinque: 1)la definizione del target di marketing che si vuole raggiungere; 2)la definizione degli obiettivi comunicativi da perseguire; 3)l’identificazione degli strumenti da utilizzare; 4)la definizione dei criteri di inserimento di singoli messaggi comunicativi nei vari siti; 5)la misurazione dei ritorni. La visibilità del messaggio della comunicazione online viene ottenuta soprattutto grazie alla “click-through impression”, vale a dire il numero di utenti che sono soliti vedere un elemento di pubblicità inserito in una pagina web in relazione a un visitatore del sito attraverso il suo browser; si tratta in pratica del numero di utenti che vanno a cliccare sull’elemento pubblicitario. L’efficienza dei vari contatti che vengono attivati è data proprio da questo numero di utenti che si registrano. Gli obiettivi e la scelta dei diversi strumenti da utilizzare rispondo a motivazioni di vario genere: notorietà, conoscenza, interesse, preferenza, acquisto e riacquisto, banner-offline, sponsorizzazioni pubblicitarie, parole chiave e siti di comparazione, e-mail marketing, creatività e la cosiddetta “targettizzazione”. Infine, un ultimo accenno bisogna farlo in relazione agli strumenti text-based, già descritti in precedenza: in sintesi, tra essi possiamo ricomprendere l’e-mail marketing (che può essere di tipo testuale o con supporto multimediale), le politiche di “permission marketing”, i rischi di sovraccarico di comunicazione digitale e di spam, le newsletter, le community e il marketing virale (in questo caso assume importanza la gestione della consapevolezza), le applicazioni al marketing filantropico.

 

 

 

 

 

 

 

SIMONE RICCI

nov 16

Introduzione

Quando si parla di prestazioni sociali, solitamente si fa riferimento a quattro ordini di esse: 1)gli ammortizzatori sociali del lavoro; 2)le pensioni di invalidità e di vecchiaia; 3)l’assistenza sanitaria; 4)il sostentamento alle famiglie. Vediamole una per una.

 

Ammortizzatori sociali del lavoro

Per ammortizzatori sociali del lavoro si intende il sistema di meccanismi di tutela del reddito dei lavoratori che sono in procinto di perdere o hanno perso il posto di lavoro. In genere, questa tipologia di prestazione si scompone di 3 livelli, definiti anche come “pilastri” di protezione del reddito. 1)Il pilastro assicurativo: le prestazioni sono erogate, per durate massime prestabilite, a fronte di versamenti contributivi. 2)Il pilastro assistenziale “dedicato”: le prestazioni vengono corrisposte in base ai diversi requisiti di reddito, ed erogate nel caso di impossibilità di accesso al primo pilastro oppure nell’evenienza di esaurimento delle spettanze e perdurante stato di disoccupazione. 3)Il pilastro assistenziale “generale”: esso riguarda le persone le quali si trovano in condizioni di povertà o hanno delle difficoltà che ostacolano un reinserimento nel mercato del lavoro. Si tratta dunque di prestazioni che assicurano un “reddito minimo garantito” in base a stringenti requisiti di reddito e patrimonio. La Cassa integrazione ordinaria (CIGO) è concessa per difficoltà temporanee di mercato non imputabili all’impresa o ai lavoratori dell’industria (escluso il caso dell’artigianato) a prescindere dal numero di dipendenti, del settore edile e dell’agricoltura (per eventi meteorologici). La durata massima della Cassa integrazione ordinaria è di tre mesi continuativi, prorogabili per un massimo di 12 mesi in 2 anni. La Cassa integrazione straordinaria (CIGS) è invece concessa alle imprese industriali con più di 15 dipendenti e del commercio con più di 50, e alle aziende dell’editoria nei casi di: a)ristrutturazione,riorganizzazione o riconversione aziendale (per un massimo di 2 anni consecutivi, prorogabili per due volte di un anno); b)crisi di mercato (per un massimo di un anno consecutivo, prorogabile di un ulteriore anno); c)fallimento (per un massimo di un anno, prorogabile di sei mesi).

 

Alcune precisazioni

C’è da dire che esistono delle deroghe del Ministro del lavoro per una durata massima di tre anni nell’arco di 5 anni. Entrambi gli istituti garantiscono ai lavoratori messi in Cassa integrazione l’80% del salario per le ore che avrebbero dovuto prestare se fossero stati a lavoro. Inoltre, i lavoratori che si trovano in Cassa integrazione possono decadere dal beneficio se: 1)non partecipano a corsi di riqualificazione professionale o di aggiornamento in ambito lavorativo; 2)non accettano offerte di lavoro migliori o simili a quella precedente 3)tendono a rifiutare lo svolgimento di attività lavorative di pubblica utilità offerte dallo Stato. Importante in questo senso è il discorso relativo alla cosiddetta mobilità. Può ricorrere alla mobilità l’impresa che ha esaurito la CIGS della cassa integrazione straordinaria e non riesce a reintegrare tutto il personale, ma anche quell’impresa che cessa l’attività. Le imprese interessate in questo caso sono quelle con più di quindici dipendenti rientranti nel campo applicativo della Cassa integrazione straordinaria. Il lavoratore ne ha diritto quando è iscritto nelle liste di mobilità compilate dai Centri per l’impiego, può vantare un’anzianità aziendale complessiva per un periodo di almeno 12 mesi, può far valere almeno sei mesi di effettivo lavoro (comprese le ferie, le festività e gli infortuni). La durata varia in relazione all’età del lavoratore al momento del licenziamento e all’ubicazione dell’azienda. Per i primi 12 mesi vale il 100% del trattamento di CIGS o che sarebbe spettato nel periodo immediatamente precedente il licenziamento, nei limiti di un importo massimo mensile non superiore a € 971,67 netti. Per i periodi successivi vale invece l’80% del predetto importo. Il lavoratore viene cancellato dalle liste di mobilità per motivi analoghi a quelli per i quali decadrebbe dalla Cassa integrazione. La competenza in materia di mobilità è dell’INPS. Per quel che riguarda poi l’indennità ordinaria di disoccupazione, essa spetta al lavoratore disoccupato con almeno due anni di assicurazione per la

disoccupazione involontaria; almeno 52 contributi settimanali nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro. L’indennità viene corrisposta per 8 mesi (oppure 12 se il disoccupato ha più di 50 anni). I soggetti coinvolti sono i lavoratori con meno di 50 anni, a cui spetta il 60% della retribuzione per i primi sei mesi e il 50% per il settimo mese e ottavo mese. Ai lavoratori con età non inferiore a 50 anni spetta invece il 60% della retribuzione per i primi sei mesi, il 50% per il settimo e ottavo mese e il 40% per i mesi successivi.

 

Osservazioni finali

Gli ammortizzatori sociali esaminati sono una forma di assicurazione che copre alcune imprese e lavoratori da alcuni rischi. Per le imprese la Cassa integrazione è un’assicurazione parziale contro i rischi di crisi temporanea. Per i lavoratori sono forme assicurative che coprono parte del rischio di perdita totale del reddito da lavoro. Per entrambi, infine, si tratta appunto di assicurazioni con effetti temporanei (visto che con esse si riducono i fenomeni di rischio morale).

 

 

SIMONE RICCI